Europa 2020. La politica di coesione.

Quadro Strategico Comune 2014-2020.

La politica di coesione dell'Unione Europea delinea il quadro dei programmi che mirano ad aumentare la crescita economica e la coesione sociale e a ridurre le disparità fra gli Stati membri e le loro 270 regioni. Essa continuerà ad essere la principale fonte di finanziamento pubblico europeo nel contesto del Quadro Strategico Comune 2014-2020.

Tra i punti deboli individuati negli attuali accordi vi sono:
•    la complessità,
•    l'inadeguata integrazione con le altre politiche,
•    i ridotti tassi di assorbimento in molti Stati membri.
Per questo motivo gli investimenti dovranno essere impegnati più saggiamente e fondamentale sarà l’allineamento della nuova politica di coesione alla strategia Europa 2020, ma gli investimenti in crescita intelligente, sostenibile e inclusiva devono portare verso la coesione economica, sociale e territoriale. Si verrà a creare un principio di partenariato migliore che intensificherà il ruolo delle città e dei comuni in tutto il processo della politica di coesione. Le nuove regole concentreranno gli investimenti su un numero limitato di temi collegati all’obiettivo "Europa 2020" e ciò dovrebbe creare una massa critica che permetterà di ottenere risultati migliori.
Contesto

Il pacchetto legislativo comprende un nuovo regolamento unico di portata globale che stabilisce le norme comuni per

  1. Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR),
  2. Fondo sociale europeo (FSE),
  3. Fondo di coesione,
  4. Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale,
  5. Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca.

Esso prevede inoltre regolamenti specifici per

  1. FESR,
  2. FSE,
  3. Fondo di coesione,
  4. Cooperazione territoriale europea,
  5. Gruppo europeo di cooperazione territoriale,
  6. Fondo di adeguamento alla globalizzazione
  7. Programma dell'Unione europea per il cambiamento e l'innovazione sociale.

I fondi di coesione saranno modificati e da un approccio indennizzativo o di trasferimento si passerà a uno strumento d'investimento mirato, basato sulla conoscenza, la sostenibilità e l'occupazione.

Le regioni saranno divise in tre categorie:
•    regioni meno sviluppate (con un prodotto interno lordo (PIL) inferiore al 75 % della media UE),
•    regioni più sviluppate (PIL superiore al 90 %) e una nuova categoria di regioni in transizione
•    (PIL compreso tra il 75 % e il 90 %), riguardante le regioni che sono diventate più competitive ma hanno ancora bisogno di aiuto mirato.
Gli Stati membri potranno combinare gli stanziamenti del FESR, dell'FSE e del Fondo di coesione all'interno di programmi plurifondo che sortiscano maggiori effetti e agevolino il coordinamento con le altre politiche dell'UE. Gli Stati membri dovranno dare attuazione ai programmi in 11 aree tematiche, tutte derivanti dalla strategia Europa 2020, che comprendono: ricerca, tecnologie dell'informazione e della comunicazione, impiego sostenibile delle risorse, sostenibilità dei trasporti e promozione dell'occupazione e dell'istruzione.

I massimali applicabili ai tassi di cofinanziamento saranno i seguenti:
•    75-85 % per le regioni meno sviluppate e ultraperiferiche,
•    60 % per le regioni in transizione
•    50 % per le regioni più sviluppate.
Gli Stati membri saranno tenuti a soddisfare una serie di condizioni specifiche:

  1. in primo luogo, saranno stabilite condizioni ex-ante (soprattutto per quanto riguarda la gestione, il controllo e la capacità amministrativa) prima dell'erogazione dei fondi.
  2. In secondo luogo, la concessione di fondi aggiuntivi sarà subordinata ai risultati raggiunti in base a condizioni ex-post (relative al conseguimento degli obiettivi di Europa 2020 e misurate attraverso indicatori di risultato).
  3. Macrocondizionalità. Inoltre, per garantire che i fondi siano spesi in un contesto finanziario sano, saranno definite condizioni macroeconomiche in linea con il patto di stabilità e di crescita. L’erogazione dei fondi comunitari a livello nazionale sarà condizionata dalla buona governance economica quindi in caso di squilibrio macroeconomico nazionale o deficit eccessivo di bilancio può intervenire una sospensione della erogazione dei fondi stessi. Il Parlamento si riserverà di esercitare il suo diritto di controllo su tutte le procedure decisionali che riguardano la sospensione dei fondi, in raccordo con la Commissione europea. Inoltre, l'eventuale sospensione dei fondi, sarà regolata in ragione con le condizioni sociali ed economiche dello Stato membro interessato.
  4. Lo svincolo del 5 % dei fondi, collocato in una riserva di risultato, dipenderà dal raggiungimento degli obiettivi stabiliti nel quadro della condizionalità ex-ante.

Per affrontare la questione dell'assorbimento (spesa) dei fondi in un periodo di tempo limitato, la Commissione propone di porre al tasso di stanziamento un tetto pari al 2,5 % del PIL (rispetto al 3,8 % del periodo attuale).
Le risorse finanziarie per la cooperazione territoriale saranno aumentate del 30 %.
Una parte del Fondo di coesione (10 miliardi di EUR) sarà destinata per la prima volta al meccanismo per collegare l'Europa, al fine di migliorare le reti di trasporto europee.
La politica di coesione subirà ulteriori semplificazioni. Ad esempio, saranno armonizzate le norme riguardanti l'ammissibilità dei diversi fondi, saranno introdotti sistemi di gestione e di controllo e regole di rimborso semplificate e si farà maggiore ricorso ai "costi semplificati".

Accordo definitivo
Il 7 novembre la commissione per lo sviluppo regionale ha approvato l'accordo raggiunto con
il Consiglio. In merito alla condizionalità macroeconomica, il Parlamento Europeo
ha ottenuto il diritto di controllo, nell'ambito del dialogo strutturato con la Commissione, delle procedure decisionali che riguardano la sospensione dei fondi. Le sospensioni saranno adeguate secondo le circostanze sociali ed economiche dello Stato membro interessato. I deputati al Parlamento europeo sono inoltre riusciti a ottenere un aumento dei tassi di prefinanziamento (permettendo il versamento immediato del sostegno ai beneficiari subito dopo l'adozione del programma) dal 2,5 % nel periodo 2014-2016 al 3 % in quello 2020-2023 e dei tassi di cofinanziamento(dal 50 % all'85 % per le regioni ultraperiferiche e Cipro), oltre a limitare la riserva di risultato (al 6 % anziché al 7 %).

325 miliardi di euro da investire nelle regioni europee
325 miliardi di euro, pari ad un terzo del bilancio dell'UE per il periodo 2014-2020 sarà investito negli Stati membri per promuovere lo sviluppo regionale, basato su tre grandi temi: lavoro, efficienza energetica, innovazione e ricerca.
Il Parlamento Europeo, dopo il passaggio in commissione il 7 novembre, il 19 novembre 2013 ha approvato i regolamenti e le direttive per l'attuazione della politica di coesione dell'UE 2014-2020. I progetti di sviluppo saranno attuati in condizioni più eque e con una riduzione del carico amministrativo e burocratico ciò permetterà di concentrarsi meglio sull’impatto dei programmi e dei progetti.

Fondo sociale europeo (FSE) - uno strumento UE per migliorare l'occupazione
Il Fondo sociale europeo rappresenta lo strumento dell'Unione europea per l'occupazione e consente ai cittadini europei - soprattutto ai giovani - di iniziare un’attività lavorativa, tornare al lavoro e rimanere nel mondo del lavoro. I deputati hanno intensificato gli sforzi per combattere la povertà attraverso l'integrazione del mercato del lavoro, destinando a tale scopo almeno il 20% delle risorse del FSE in ogni Stato membro. Il Fondo sociale europeo sosterrà inoltre gli sforzi per combattere la disoccupazione giovanile e almeno 3 miliardi di euro dei finanziamenti del FSE saranno destinati all'iniziativa per l'occupazione giovanile. La quota di finanziamento minima della politica di coesione del FSE è pari al 23,1%.